fbpx

Come le tecnologie digitali emergenti stanno mettendo seriamente in discussione cosa si impara e come, a scuola come all’università

Tempo di lettura: 2,30 min

La scuola insegna ciò che veramente serve per sopravvivere nel mercato del lavoro del futuro?

Se si continua a seguire il tradizionale percorso di trasferimento delle competenze con lezioni frontali, nella classe tradizionale, basate sull’apprendimento di quanto viene insegnato senza analisi critica da parte dello studente, la risposta è decisamente No!

L’istruzione, con il suo classico set-up, non funziona più. Temo che il pit-stop necessario non sia veloce!

Le competenze necessarie per lavorare oggi cambiano così velocemente che nessun sistema educativo può tenere il passo.

I giovani che oggi studiano hanno bisogno di abilità completamente nuove, radicalmente diverse e addirittura neanche codificate per l’apprendimento.

C’è bisogno di imparare abilità come l’intelligenzasocioemotiva per “auto-regolarsi” ed essere sufficientemente aperti ai cambiamenti, l’empatia, con cui migliorare la sensibilità e le interazioni interculturali, la creatività con cui stimolare un approccio vincente alla risoluzione dei problemi ed all’innovazione, la resilienza, con cui essere sempre pronti e reattivi per adattarsi rapidamente e positivamente a situazioni che cambiano.

Proprio quelle tecnologie emergenti, viste spesso come il male oscuro, devono essere la fonte del cambiamento dei sistemi di istruzione.

Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione gli attuali programmi di istruzione, che, dalle elementari alle superiori, non sono in grado di soddisfare quello di cui c’è veramente bisogno sui mercati del lavoro del futuro.

Dobbiamo avere il coraggio di riformare sia i contenuti dei programmi sia le modalità di erogazione: i bambini, ad esempio, nascono tutti geni creativi, eppure, attraverso le pratiche di istruzione convenzionali e tradizionali a scuola perdono progressivamente quella creatività spontanea e istintiva con cui approcciano la scoperta del mondo.

Concetti come il gioco educativo, la Realtà Aumentata per insegnare la Geografia oppure la Realtà Virtuale per portare i ragazzi in un tour al Museo, e dunque assicurare un apprendimento basato sull’esperienza, sembrano fantascienza piuttosto che cose estremamente reali e possibili da fare.

Ci lamentiamo di fenomeni come il cyberbullismo o la pornografia online, ma non insegniamo ai nostri bambini l’uso consapevole dei social media, quando oggi esiste il cosiddetto DQ, cioè il Quoziente di Intelligenza Digitale, per educare e far crescere cittadini digitali consapevoli e responsabili.

Dobbiamo cambiare la narrativa dell’educazione, trasformandola in qualcosa che è generato dall’esperienza. Il sistemadiistruzione deve approcciare le materie stimolando il pensiero critico piuttosto che indottrinare passivamente, in modo da poter insegnare ai giovani quello spirito critico fondamentale che sarà un’ancora di salvezza per crescere liberi e autonomi nel pensiero! In un Paese, come l’Italia, da sempre la culladellacultura, questo percorso dovrebbe essere quasi naturale!

Commenti Facebook